"Mettete in discussione la mia forza. Solo quando avrete messo in discussione la mia forza, potrete mettere in discussione la mia autorità." - Thaor

Hallvard Zaron, noto come Thaor nelle schiere caotiche, è il sesto Araldo del Caos Indiviso.

A seguito del Rito del Risveglio officiato da William, l'allora Alfiere, ed in presenza delle schiere dei cultisti e la fondamentale quanto controversa apparizione di Luna all'interno di esso, egli ha preso il posto che i Poteri Rovinosi assieme al destino avevano ordito per lui dopo una tragica degenza di febbri, follia, sogni e dolore nota come la Crisalide.

E' l'unico Araldo che notabilmente abbia ereditato e utilizzi tre artefatti appartenenti a ben tre predecessori ad occupare la sua stessa carica: la grande spada buia nota come Cercatrice di Ossidiana di Laska Cariad, la Corazza Nera di Engra Deathsword e, consegnatagli da un messo dei Nani del Caos poco prima della partenza per gli Echi di Guerra dell'anno 109, la grande lancia del Disfacimento, Ragad'Mezegis dell'Araldo Nezard.

Sebbene il Risveglio sia completo, le tendenze e gli estremi di ognuno dei Quattro Dèi influenzano enormemente il comportamento di Thaor con una cadenza forse derivata dal caso. Dipendentemente da quale voce del Dio Oscuro sta prevalendo nella sua testa è in grado di transitare dal feroce e marziale atteggiamento tipico dei seguaci del Dio del Sangue al caritatevole amore di Nurgle in un batter di ciglia. Come si configuri questa inquietante caratteristica ancora non è noto nemmeno a lui stesso, che sostiene unicamente quando interrogato di essersi comportato sempre in maniera costante ignavo dei visibili cambiamenti di condotta.

Thaor brandisce Ragad'Mezegis nel mezzo di uno scontro per la casata Laoconte su Vilegis.

Lasciò lasciato la Fortezza di Kur'tharon in un pellegrinaggio solitario. Procedendo nel suo peregrinare nelle Paludi di Nurgle ha incontrato Fairia Tz'aarath. Dopo una notte di riposo è ripartito verso Sud alla volta della Fortezza di Belial dove, assieme all'Alfiere William ha interloquito con il nuovo Prescelto, Archaon.

L'ispirazione battagliera maturata durante la Crociata Nera e l'esperienza hanno valso a Thaor la fiducia di Aschenore Laoconte nel condurre, con la carica di Comandante, il Campo alla vittoria nella giostra, compito a cui il generale del Caos non si è sottratto portando il Corvo a sorgere di nuovo illuminato dal bagliore diafano della Stella a Otto Punte.

La Contaminazione e la Rovina

In passato la sua fede ed il suo credo erano legati al Grande Tessitore d'Inganni, il Dio del Caos Tzeentch.

Thaor a Deadholde

A seguito di innumerevoli e torbide febbri di sangue a tormentare il suo riposo, il Dio del Massacro prese il sopravvento sul Marchio del fratello Tzeentch e mutando il serpeggiare della corruzione e portandolo a sperimentare una ferocia ben nota ed assaggiata sui Monti ai Confini del Mondo.

Gli insegnamenti sotto l'egida di Tzeentch tuttavia non andarono dimenticati, ma usati con cautela. Thaor decise di non sfidare l'avversione di Khorne nei confronti dell'uso della magia e s'impose come credo di servirsene come risorsa all'unico scopo di disperdere quella altrui e di renderne immuni i suoi compagni d'arme, in modo da costringere gli avversari a battersi come il Dio del Sangue comanda e giudica.

Dopo gli avvenimenti susseguitisi alla Rocca dei Guardiani dell'anno 108, durante i quali la corruzione del Caos è fluita fuori controllo per una condizione già fin troppo precaria, le voci di Nurgle e Slaanesh hanno trovato un varco utile per estendere la loro bieca e rovinosa influenza su di lui, provocando piaghe, attacchi di folle lussuria, visioni di luoghi aldilà del Warp.

Il Supervisore, il ritorno da Vilegis e l'Aanwyser

A quanto pare, dopo il ritorno dalla Battaglia per Vilegis 108, qualcosa di non compiacente nella sua evoluzione come Araldo del Caos ha destato nuovamente il Supervisore che, come silenzioso precettore, gli muove cautamente occasionali parole ben mirate volte all'evitare che il brandire la Cercatrice di Ossidiana, pregna dello spirito residuo di Laska Cariad, lo porti sulla stessa strada del Primo dei suoi predecessori che, in quanto caduto dalla grazia dei Quattro, il demone reputa assai disdicevole.

Thaor durante la forgiatura dell'Aanwyser

Tuttavia l'Araldo, parallelamente ai propri personalissimi deliri, non ha perso tempo da lui stesso reputato uno dei valori maggiori in ere di cambiamento continuo e grazie alla forgia creata al settimo piano della Fortezza di Kur'tharon ha comandato ai forgiatori la creazione di qualcosa che potesse rendere i cultisti del Caos intorno a lui più attenti alle molteplici influenze selvagge dei Poteri Rovinosi che di volta in volta, con l'accrescere della padronanza degli artefatti appartenuti ai propri predecessori e del latente manifestarsi del Vento del Dhar, avevano dimostrato sempre più di frequente di mutare i suoi atteggiamenti.

E' così che sotto le sferzate delle fiamme brucianti della disumana forgia della Fortezza, dando una parte del Vento Oscuro che ha iniziato a sgorgare in lui come catalizzatore, è stato creato l'Aanwyser, un medaglione in grado di rendere visibili gli intenti del controverso Araldo.

Da poco egli ha abbandonato Kur'tharon verso la Fortezza di Belial, luogo dove assieme a William ha incontrato per la prima volta la leggenda, Archaon, colui che ha dato fine al Vecchio Mondo, il Gran Maresciallo dell'Apocalisse, incontro che lo segnerà a sufficienza per dargli la determinazione e l'obiettivo nei confronti del Caos, intento che è culminato nella sua distruzione del Supervisore.

Le Erinni e la vendetta

Al ritorno dalla chiamata della Rocca d'Inverno Thaor ha reso possibile il ritorno nei luoghi d'appartenenza dei cultisti nelle Terre del Caos, tenendo tuttavia con sè Vol, il malizioso e silente Skaven.

A seguito di giornate trascorse nello spirare di nebbia, brina, vento e l'impietoso frangersi dei flutti dell'oceano su acuminati scogli, l'Araldo del Caos si è trovato ad affrontare in uno scontro bestiale, in una notte cheta ed intirizzita da un improvviso sopraggiungere di un fortunale, un essere demoniaco dalle fattezze femminili, Chimonas, profondendosi in uno scontro feroce che lo ha lasciato quasi in fin di vita.

Sopravvissuto unicamente grazie all'intervento furtivo e clandestino dello Skaven, attualmente il generale delle forze caotiche ha lenito le proprie ferite e la propria anima dalle conseguenze belluine dell'assalto, nel trasognato e mite clamore della promiscuità reciproca di vento e mare, di cielo ed ignoto.

La IV Crociata Nera

Con il sorgere di Naymeria Azalea Anderson al ruolo di Settimo Alfiere del Caos Indiviso, Thaor ha dichiarato nel nome del Prescelto Archaon l'inizio della IV Crociata Nera, volta a conquistare le Terre del Drago Nero a sud della grande penisola delle Terre del Caos.

L'Araldo del Caos, accompagnato da Grafiore ed annunciato dagli stendardi dell'indiviso, visita la cittadella di Deadholde la mattina dopo della vittoria del contingente caotico.

A tale scopo ed a piena potenza ha radunato i Quattro Campioni Mortali, Daario Darkaster, Fairia Tz'aarath, Alleyster Frejord e Crowley ed ha inviato messi tra le dimensioni per radunare nuovamente condottieri che nel momento della Fine dei Tempi militarono sotto lo stesso Archaon e le sue legioni, riformando di fatto la Legione Nera al cui capo ha posto Gunnar.

Assieme ad essa, Araldo ed Alfiere marciano uniti verso il fronte ove le forze mortali di tutto il Caos si riuniranno, per dare inizio alla guerra ed alla conquista.

Storia ed Origine

“Lo avevamo atteso. Sapevamo che sarebbe accaduto, ma la lungimiranza non ha potuto salvarli. Ancora, di notte, le loro grida turbano il mio sonno in deformi incubi di folle terrore. Che Sigmar possa concedere loro l’eterno sonno di chi dalla propria eresia dorme ora nella purezza. Tra loro ve n’erano alcuni che attraverso lo splendore dell’efferata furia delle fiamme mi trasmettono la sensazione di stare guardandomi ancora, da luoghi lontani, oltre le difese della mia mente.”

Maximilian Schreiber, Stregone Supremo dei Maghi Imperiali dell’Ordine Dorato

La notte impassibile, indifferente, stava per contrarsi su sè stessa ancora una volta, chiudendo il mondo in un globo di buio. L’ultimo chiarore ad est andava ad affievolirsi allo sguardo nudo dell’occhio della figura che avvolta in un silenzio marziale scrutava le sagome dei picchi più alti delle Montagne ai Confini del Mondo.

La sommità dello scettro saldamente impugnato nella mano destra e le massicce lame spiegate come ali di un rapace si tinsero del riflesso blu della notte e degli astri, la voce nella testa, un sussurro ammaliante e canzonatorio, non dava segno di voler cessare le proprie note lusinghiere e misteriose, l’effigie sul volto un bruciare insidioso ma sempre presente.

“... Nelle fiamme i disgustosi e maliziosi accoliti del Cambiatore di Vie hanno trovato la via della redenzione. Il loro Dio non li ha avvisati, non li ha messi in guardia, coloro che una volta erano rispettabili membri dell’Ordine dell’Ametista. Degenerati, deboli e facili al cadere nelle trame delle forze del Caos, non erano destinati a niente, niente sono ritornati.”

- Luther Flamestrike, Ordine Luminoso

“Alcune storie sono avvertimenti che varcano i confini del tempo.” disse ad alta voce la figura, guardando le stelle, volgendosi verso il proprio prigioniero, incrociando i suoi occhi colmi di odio e delusione . Questo sputò parole d’ira. “Verme. Non mi raccontare altre idiozie, non vomitare altre sentenze. Se potessi ora finirei quello che è malauguratamente finito in maniera diversa dai pieni dell’Ordine.”

Il vento colmò una pausa che sarebbe sembrata altrimenti infinita. “Piani. Tu che parli di piani. Quando mai lo hai avuto, un piano, Anselm? Tutto quello che sei stato sempre capace di fare è chinare il capo come un cane. Imparare. Lasciare che la dottrina ti si piantasse così profondamente nel cervello da farti colare il cranio dalle orecchie.”

“Vedo che come al solito, non capisci.” Sbuffò. “Sono anni che tutti i nostri dibattiti terminano in questo modo. Non sei in grado di spiegare. Non sei in grado di argomentare. In breve, Anselm, tu non hai una storia tua. La tua storia accomuna milioni di vite che marciano a passo marziale verso la morte, che se ne vanno senza aver scalfito il cielo, che se ne vanno in un soffio dal Materium per mai più tornarvi, neanche con il pensiero.”

Calò il silenzio.

“Però, Anselm Weider, io ti ho portato con me perchè tu ABBIA una storia. Perchè non FORSE, non UN GIORNO, ma perchè ADESSO tu mi servirai. Esattamente come mi sono serviti gli altri.”

L’uomo prigioniero si dibatteva nuovamente, quasi a lacerare i polsi contro la gelida ed impietosa roccia, quando un fiotto d’ira si impossessò della sua vessata gola e dei suoi stanchi polmoni. “INGANNATORE, SPERGIURO! LO SO, LO SO CHE HAI FATTO TUTTO DA SOLO! SO CHE LI HAI CONDOTTI DA NOI! LO SO! HAI LASCIATO CHE ARDESSERO NOI, CHE ARDESSERO I TUOI COMPAGNI”, le grida strozzate si persero nella sordità delle montagne. “Tutto quel sangue versato”, la voce ora incrinata dall’afflizione, “Perchè.”

Thaor si voltò, accovacciandosi di fronte al proprio detenuto, aggrottando le sopracciglia e dando al proprio volto un fare grottescamente divertito, accendendo volutamente un tono completamente diverso dal precedente, un rigurgito di parole provenienti da abissi insondati. “Tu hai il coraggio di disperarti, Anselm. Non sei un traditore. Sei un mesto, penoso omuncolo che non ha mai avuto la spavalderia di provare veramente. Ti sei chiesto perchè tu sei qui e non stai marcendo nella putrescente pozza di sangue e carbone che ci siamo lasciati alle spalle?”

Poteva percepire i battiti cardiaci di Anselm aumentare, le pupille che si dilatavano sempre di più come quelle di un gatto nel buio.

“Tu sei qui perchè sei l’ultimo dei miei sacrifici. Perchè IO ho ingannato colui che voleva ingannare ME. La voce lo ha detto, il sussurro di Colui che Tesse il Fato lo ha narrato durante i miei sogni contorti di allucinazioni e deformi follie. Dovevo solo trovare chi fosse.”

Ed estrasse dalla tasca una lettera dissiggillata.

A quel punto il prigioniero si dibattè ancora una volta, sputando, sudando e roteando gli occhi, tra spasmi di orrore e panico. Il suo carceriere attese che l’orrore lasciasse spazio all’accettazione prima di ricominciare a parlare.

“Perchè vedi, Anselm, non solo hai contribuito come un pupazzo dalle molle rotte ad indottrinare e persuadere i nostri ormai cinerei compagni ad iniziare ad inseguire il Culto del Signore del Mutamento al solo scopo di individuare le ‘mele marcescenti’ che citi in questo manoscritto verso l’Ordine Dorato, ma non hai neanche saputo riconoscere che i fili ti erano stati piantati da tempo in profondità nei tendini, nelle vene, nelle ossa e nella mente.

Tu. Tutti loro. I Maghi Imperiali.

Pensi che un Dio del Caos abbia bisogno di fiabeschi, teatrali rituali e preghiere? Quale idea sbagliata ti sei fatto non sono neanche in grado di spiegartelo. Aveva bisogno di delle prove di fedeltà che si confacessero alla propria natura.”

Thaor si alzò in piedi di fronte alla figura, ormai ridotta ad un guscio dalla propria stessa mente, occhi scavati che lo fissavano febbrilmente senza proferire parola alcuna.

“E lo vuoi sapere l’ultima quale era, Anselm? Ingannare un ingannatore.”

Il tifone di emozioni sul viso del prigioniero si era completamente estinto. Una statua di sale e rimpianti ora osservava la figura ammantata di vesti che per un momento sembrarono riflettere la turbolenta disarmonia della volta celeste.

“Pietà.”

In una nicchia di eternità, l’alabarda calò. Il corpo senza testa di Anselm esaurì gli ultimi spasmi nervosi ed il sangue riempì le insenature nella roccia ad esso sottostante.

Thaor sentiva che le voci nella testa stavano tornando. Sapeva che quella notte gli avrebbero parlato un’altra volta. Nel compiere l’ultimo gesto di ridiscendere le Montagne dove il colore del suo nuovo Signore predominava nello spettro cromatico, non ebbe rimpianti.

Tuttavia, c’era qualcosa che non era perfettamente collocato nel grande mosaico, provava una sensazione di bizzarra disfonia nella musica proveniente dal Pantheon del Caos. E’ come se ci fosse stato più di una volta nel suo percorso di giuramento di fedeltà agli Dei Oscuri una eco di una nota che suonava dissociandosi dall’oscura sinfonia dell’incastro perfetto da lui disegnato in nome di Tzeentch. Un’insieme di sensazioni, o un’insieme di scelte?

Scrollò le spalle nel mentre discendeva i lunghi sentieri naturali, lasciandosi alle spalle il compimento del proprio percorso. Ancora silenziosamente inebriato dalla vista del fluido rosso che spillava come in una macabra manifestazione di allegria.

Per un attimo immaginò il corpo decapitato di Anselm danzare in una goffa e scomposta danza di arti privi di controllo e dai movimenti contorti e terrificanti, con i tendini del collo ancora non completamente recisi, e ridere sguaiatamente gorgogliando intorno ad una pira d’ottone.


Chiuse gli occhi per un momento, affrettando il passo.

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