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“Siano tre e in essi stessi intrecciati

Di numero dissacro ma tre come i Suoi Baci

E la di Lui geometria incompiuta.

Sia di uno il Desio schiacciato

Da esso si prenda la carne del corpo

La nemica ambizione su sé stessa rovesciata.

Sia dell’altro la Fede asservita

Con carezze se ne strazi la bellezza dal viso

Vanità affamata dal cieco contemplare.

Sia l’ultimo l’Anima innalzata

D’ogni viscero svuotato

Paziente orditore della geometria incompiuta.

Siano tre e d’ognuno abbiano per sé una parte

Siano completi nell’essere manchevoli

Per sempre una, mai per tre volte tre

Di numero dissacro ma tre come i Suoi Baci.”

- Liturgia Triadica, corpo centrale.

Il sinistro legame che lega e irretisce gli unici tre incantatori striscianti tra i meandri di Belt’Adhar è di complessa definizione e frutto di misteriosa e oscura necessità.

Rifuggiti dai Figli dei Prodighi con superstiziosa e intimorita diffidenza, guardati con curiosità e fascinazione da alcuni dei chierici e sacerdoti devoti al Padre della Putrefazione e oggetto al contempo di ammirazione, timore e spergiuri da parte delle forze di Nurgle tutte.

Si dice che abbiano sempre risieduto dentro Belt’Adhar dopo esservisi ritirati alla caduta del Vecchio Mondo, terra natale di tutti e tre: l’intero terzultimo piano dell’Antico Miasma, da che si sa, è sempre stato adibito alla loro cabala, un luogo raggiungibile solo esternamente, scalando la ripida e scivolosa altezza della ziggurat e da cui i tre escono di rado; cosa ci fosse prima del loro arrivo non è dato saperlo: la prima volta che gli allora sparuti abitanti di Belt’Adhar ne scorsero le figure scivolarne fuori come bisce d’acqua, fu quando i fuochi del Miasma si riaccesero, destandosi al rivelarsi di un nuovo Campione di Nurgle.

Circa quest’ultimo, si vocifera di sporadici incontri con la Triade all’interno del terzultimo piano; la stranezza e l’improbabilità di questa voce derivano dal fatto che, da quando Fairia Tz’aarath si è insediata, nessuno l’ha mai vista risalire il profilo di Belt’Adhar fino ai loro sepolcrali quartieri.

Stregoni di grande potere e di pressoché nessuno scrupolo, si discostano dall’immaginario di raccapricciante benevolenza irradiato dalla maggior parte dei cultisti di Nurgle, ostentando ciascuno un diverso tratto della lucida follia che li ha condotti insieme ma sempre divisi a farsi veicolo e atto dei più morbosi sacrilegi del Padre della Corruzione, delle sue rare e più abiette stregonerie.

Votum - Horia Dascalu

" Lo Spezzato, il Divorato… così lo chiama qualsiasi incauto coglione che non sappia tenersi la pelle indosso.

Vecchio amico e benefattore, così lo chiamo io." - Dott. Malleus

Ciò che è concesso di vedere di quest'uomo o di ciò che ne rimane da sotto i pesanti paramenti triadici sono un paio di affilati occhi iniettati di sangue e dall'iride così nera da divorare la propria stessa pupilla, scintillante d'insana ferocia; sopracciglia nere e minacciosamente arcuate come un capriccio d'inchiostro svettano contraendosi sullo sguardo che sembra sempre sul punto di cedere a dolorosa follia, unico dettaglio concesso alla poca pelle esposta, pallidamente grigiastra e tirata.

La simbologia del Votum triadico percorre in deteriorati intrecci e ricami tutta la lunghezza lisa e verdescura degli ampi abiti, volti a celare in una pesantezza lambita solamente dalle tarme una figura imponente e dalla postura sorprendentemente marziale, scossa talvolta soltanto da febbrili e violenti spasmi che non arrivano al volto dello stregone, perennemente intrappolato in una fremente fissità.

La sua fisionomia così come la sua età o lo stato del suo corpo sotto i numerosi e inquietanti strati rimangono un mistero per i più. Ma c'è chi giura che osservando attentamente le linee di quei tessuti scuri si possano indovinare dopo un po' degli ondeggiamenti, delle increspature diffuse e ripetute, come un brulicare nascosto, così come un suono umido e strisciante, intervallato da altri brevi e più secchi quando il Votum solleva o muove le proprie giunture.

Viene da chiedersi chi gli sia arrivato così vicino e sia stato così idiota da fissarlo per più di dieci spazientiti secondi e mettere in giro queste voci. Forse qualcuno di attualmente molto orizzontale al terreno… o quella sinistra e storpia canaglia del Dott. Malleus, più probabilmente.

Fides - Irena Dabrowska

"Sordida puttana." - Horia Dascalu

Ritratto della Fides, benevolmente spoglia dei paramenti Triadici.

La simbologia di colei che incarna la Fides della Triade costella le ampie vesti verdiscure e smeraldine in un volo liso di calabroni e lepidotteri ricamati con tale verosimiglianza che talvolta sembrano quasi scivolare sulla stoffa a ogni liquido movimento della strega. L'intero corpo fasciato di nero, capo compreso e sormontato da un complesso e eclettico copricapo, fa da cornice a un volto pallido come una luna nuova, sfregiato nella sua assenza di difetti da una benda ingrigita e intrisa di sangue che ne attraversa la superficie, celando gli occhi o piuttosto l'assenza di essi. Ma non è questo il dettaglio più inquietante a caratterizzare il viso della donna, seppur a una prima occhiata gradevolissimo, sono piuttosto un insieme di elementi: il roseo e appena accennato colorito delle gote, lucido e artificiale come fosse dipinto su un volto di bambola; i lineamenti perfettamente cesellati, in cui ogni minima variazione di espressione sembra scavarsi spazio come uno scalpello; le labbra sottili e laccate di un rosso così acceso e contrastante da disturbare, labbra che una volta schiuse come i lembi di un'immacolata ferita lasciano intravedere un sorriso di denti troppo bianchi, regolari e fin troppo perfetti.

Gli ampi movimenti e la teatralità inquietante e sacrale del suo aspetto stridono fortemente con il timbro freddo e argentino della sua voce, capace di pronunciare leziosità e maledizioni con il medesimo malevolo brio con cui il suo cervello dispone di maliziosi intenti.

Anche nel suo caso, stimare un'età appare pressoché impossibile: sebbene il volto sia quello martoriato di una giovane donna, l'astuzia e l'aura dissacra da ella emanate la portano a competere in malevolenza e potere con la peggiore e più antica delle megere.

Animus - Gennadiy Dimitrovic

"La paura è fatta a strati.

In cima v'è l'emozione più fine e totalmente mentale, vale a dire il terrore.

Un gradino più sotto l'orrore, ancora più giù la repulsione.

Il Votum usa questi ultimi pregevolmente, abusandone sapientemente fino a catalizzare una reazione, fino a irrorare quel vertice di pura, terrificante devastazione.

E' un Voto e un atto di Fede il lasciarsi straziare e rivoltare in tal guisa per produrre il concerto perfetto.

Ma è sempre un piacere e un onore donare a Gennadiy il suo terrificante orgasmo."

- Irena Dabrowska, Prefazione al Liber Tertius del Corpus Triadico

La terza figura della geometria incompiuta è il vertice più che metaforico della Triade, una presenza che contrappone alla solidità strisciante del Votum e al carisma agghiacciante della Fides una spettrale evanescenza, un sacrale incombere e abbracciare i propri invisi compagni, aleggiando e spingendosi oltre i confini della loro unione come uno spettro.

Il nero che avvolge le fattezze dell'Animus Gennadiy Dimitrovic è sbiadito, quasi cinereo, strappi si aprono su strati sottostanti più scuri ma non per questo meno lisi, che lasciano intravedere misteriosi fregi di smeraldino verde in un continuo ondeggiare di stoffe che più spesso di quanto possa essere casuale sembra animarsi di vita propria, quasi alimentato da una perpetua brezza.

Uno sfilacciato cappuccio ne nasconde perpetuamente il capo, reclinato pensosamente in avanti; non altrettanto remissivo è l'esprimersi dell'incantatore, che sembra richiamare di volta in volta la propria voce da profondi recessi differenti a ogni occasione: sepolcrale e distante nel raro conferire con le personalità di Belth'Adhar, tonante e abissale nel proferire i sortilegi più abietti e oscuri della propria cabala.

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