" Ironia della sorte, bruciano un fiore e dimenticano un'erbaccia... "

Sotto più d'un nome e mutando di volta in volta la propria apparenza, Fairia Tz'aarath ha militato come guaritrice al fianco di Odion per più tempo di quanto si possa pensare, nelle fila del Drago Nero prima e nelle schiere di Soldraconis su Vilegis poi; a oggi, tornato a risplendere sulle schiere caotiche l'astro oscuro di Archaon e spentosi l'eco dello spettro del Drago, ella risponde come il resto dei cultisti alla Chiamata di Aschenore Laoconte. Nel recente passato se ne sono perse le tracce per quasi un anno, nel corso del quale la sua presenza è stata percepita soltanto una volta da Laska Cariad durante lo spostamento di Enclavia Borealis, sorvolando le Paludi del Contagio verso l'Arcipelago dei Tormenti. Ha fatto ritorno durante la Chiamata dell'anno 108, presentando la quasi totalità del volto celata da una cieca maschera dorata e la ragione sovente annebbiata da contorte visioni e enigmatiche riflessioni. Terminata la Chiamata ha nuovamente fatto perdere le proprie tracce, fino agli Echi di Guerra successivi: in quest'occasione la sua presenza è stata elusiva e il suo atteggiamento verso alcuni cultisti evasivo; per contro, sul suolo di Lunaria la maschera senziente ora nota come Falena si è impossessata della guaritrice, offrendo un accordo alle forze del Caos per conto della sua signora, un'entità evocata col nome di Iride. Naymeria Anderson, alla presenza di altri cultisti e dopo lunga ponderazione, ha infine accettato tale accordo.

Jagan, delle Ali Nere, e Fairia Tz'aarath su Lunaria

I risvolti di questo patto non si sono rivelati del tutto successivamente, complici il colmarsi di molti vuoti di potere nelle schiere del Caos e l'ascensione di Naymeria al ruolo di Alfiere Indiviso che hanno reso ben cauti i servitori dell'Iride dal palesarsi troppo apertamente.

Nel mentre, durante la Chiamata straordinaria di Bosco Caligia, Fairia si è violentemente liberata dell'influenza della Falena, attraverso l'intercessione del Campione di Tzeentch Alleyster Frejord e dei cultisti lì presenti.

Infine, dopo un lungo tergiversare e accese discussioni alla Chiamata per la Battaglia dell'anno 109, la donna

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ha deciso finalmente di prendere in mano il proprio destino, interrottosi molti anni prima con avvenimenti che la condussero a dissociarsi violentemente da sé stessa. Al termine della Chiamata, si accomiata da Jarka Ruus per tornare nelle Paludi del Contagio e inoltrarvisi come mai prima d'ora, con l'intento di reclamare per sé il titolo di Campione Mortale di Nurgle.

Da allora, le Paludi si sono risvegliate rinvigorite di nuova sacrilega energia; Belt'Adhar, l'Antico Miasma e capitale dell'acquitrinosa regione ha ripreso a brillare dei suoi rinnovati umori, radunando attorno a sé il perduto Corpo di Caccia dei Prodighi, l'abbraccio delle Genti del Fango e il ritorno di ogni figlio del decadimento, sotto la nuova trasfigurata guida della resiliente guaritrice.

" E' la prima volta che sento questo nome, Alleyster Frejord. Ma dal poco che ho percepito posso solo dire che le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici. Una sensazione che non vuole cancellarsi, una sensazione ambiziosa. "

- Laska Cariad, rispondendo al quesito di Alleyster

Storia ed Origine

" Sei come una freccia in corsa, Fairia. E’ molto bella l’immagine di una freccia in corsa: è la metafora esatta della predestinazione. La freccia corre e non sa se ammazzerà qualcuno o finirà nel nulla, ma intanto corre e nella sua corsa è già scritto se finirà a spappolare il cuore di un uomo o scheggiare un muro qualunque. Comprendo. Il viaggio, non è vero? Gli incontri. Il modo. Comprendo, sì, perché pensi nella tua compostezza febbrile che il controllo esista. " - Thaor


"Da dove cominciare, Florie?

Innanzitutto con lo scusarmi, credevo di averti portata più lontano.

Oltre quelle corse nei campi, oltre i cerchi d’acqua che i tuoi piedi disegnavano nell’acquitrino, oltre i pozzi, gli sguardi, il fuoco…

… oh, i tuoi occhi ricordano ancora quel rogo Florie, io lo so.

A nulla valse che fossi immersa fino al collo nell’acqua stagnante, la gelida acqua di una notte senza stelle. Le stelle erano nei tuoi occhi Florie, mentre guardavi l’altro piedistallo intonso e appena sfiorato dalle fiamme alimentate dalle urla e dalla carne di Josephine; lo fissavi e io sapevo, vedevo che per te essere nell’acqua o nelle fiamme che ti sarebbero spettate non avrebbe fatto alcuna differenza.

Florie, potevi esser morta ancor prima di nascere?

Poteva un seme coltivato all’ombra dei mostri divenire un fiore?

Rose de Mousillon, quanto potevi ancora correre prima che ti spezzassero le caviglie? Prima che i tuoi occhi ti tradissero.

Lontano da una terra di mostri, i nostri mostruosi segni ti ghermirono… e poi furono mani, morse di ferro nella carne, unghie d’uomini che scavarono nella tua orbita cercando una luce che mai t’era appartenuta.

Neppure vederli bruciare ti diede gioia, poiché nulla ricordavi più di loro.

Col suo amore nostro Padre ti concesse l’oblio, un dono amaro destinato a disperdersi così come tu eri destinata a cambiare ancora, volubile come una stagione.

Eri felice, ma non eri totalmente tua.

E c’era sempre quel seme malinconico, piantato dentro di te, da cui non sapevo strapparti, portarti più lontano.

Lontano andasti comunque, ma non con me, non con nessun altro: più lontano potevi disperderti, più in profondità potevi soffocare dentro te stessa, più dolore potevi provocarti non esitavi a farlo, anelante solo di provare qualcosa, sentire qualcosa, ribellarti, scoppiare… senza riuscirvi.

Il controllo.

Non potevi concederti di perderlo su te stessa.

Avrebbe significato agire, avrebbe significato scegliere, vivere.

Essere te stessa, stavolta completamente.

Nessun oblio, nessuno stratagemma.

Solo… respirare."

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